Chirotteri

In Italia risultano attualmente segnalate 34 specie di chirotteri (pipistrelli), un numero che ne fa il gruppo faunisticamente più ricco fra i nostri mammiferi.

Ai sensi delle normative vigenti, tutte le specie di chirotteri sono rigorosamente protette. Molte di esse versano in precario stato di conservazione per una somma di cause: abuso di pesticidi in agricoltura (hanno alimentazione insettivora); distruzione/alterazione delle componenti ambientali che producono le loro prede (soprattutto boschi e zone umide) e che ne facilitano gli spostamenti (siepi e filari arborei); introduzione nell’ambiente di elementi che, all’opposto, costituiscono barriere fisiche (parchi eolici); alterazione dei siti di rifugio.
Questi ultimi – cioè i luoghi che i pipistrelli usano per andare in letargo, trascorrere le fasi di riposo e riprodursi – in natura sono rappresentati da grotte, cavità arboree, fessure di pareti rocciose e anfratti all’interno delle pietraie. In alternativa, i pipistrelli possono utilizzare rifugi artificiali che ne imitino le caratteristiche, fra i quali le costruzioni dell’uomo.myotis aglie
Interstizi con caratteristiche simili a quelle delle fessure rocciose e delle cavità arboree si trovano in abbondanza negli edifici, comprese le comuni abitazioni: cassonetti delle tapparelle, intercapedini sotto gli elementi di copertura del tetto o di rivestimento delle facciate, nicchie dietro le grondaie e fra i muri e la canne fumarie.
Molto più rari invece, negli edifici, i rifugi analoghi agli ambienti di grotta, cioè caratterizzati da volumi cospicui e bui, tranquilli, con soffitti adatti all’appiglio (in legno, pietra o mattone, non intonacati o con intonaco ruvido) e microclima idoneo. Tali condizioni si realizzano per lo più nei sottotetti e negli scantinati di edifici monumentali (castelli, palazzi, chiese, forti, ecc.) e, molto più raramente, in altre costruzioni che presentano vani scarsamente utilizzati dall’uomo o adibiti a usi antropici compatibili (grandi edifici pubblici come scuole, ospedali e caserme, tombe di famiglia, stalle e fienili, viadotti o ponti che presentino all’interno volumi cospicui).
Le specie che frequentano i rifugi di grande volume dimostrano nei loro confronti un’estrema fedeltà, tornando a utilizzarli regolarmente, nello stesso periodo, ogni anno. I motivi di tale fedeltà sono facilmente comprensibili: le grotte sono una risorsa rara e ritornare in una grotta che già si è dimostrata adatta allo svolgimento di una funzione biologicamente critica – come partorire e allevare la prole oppure andare in letargo – rappresenta una garanzia, un comportamento che è stato premiato nell’evoluzione e che è rimasto passando dalle grotte agli ambienti artificiali simili. Ne consegue che la distruzione o l’alterazione di un sito di rifugio di grande volume può avere esiti estremamente negativi per i chirotteri.
Anche i rifugi di piccolo volume possono essere riutilizzati dagli stessi esemplari anno dopo anno, ma la loro perdita è in genere meno grave perché la loro disponibilità è maggiore e per il fatto che le specie che li frequentano tendono a cambiare frequentemente rifugio. Tale comportamento si è presumibilmente evoluto per affrontare le “limitazioni” dei rifugi arborei: durata limitata, esposizione al rischio di predazione, competizione con altri animali per il loro utilizzo, ecc.
I chirotteri che si insediano nei grandi volumi appartengono spesso a specie rare e minacciate, mentre le specie associate ai piccoli volumi si trovano prevalentemente in migliore stato di conservazione.

rhinolophus finestra

Gli edifici monumentali sono dunque particolarmente importanti per la conservazione dei chirotteri. Interventi quali lavori di restauro o cambiamenti di destinazione d’uso, che possano interferire negativamente sugli esemplari presenti dovrebbero pertanto essere valutati preventivamente, in modo da individuare eventuali componenti critiche e adottare misure volte ad escludere, o quanto meno mitigare, le interferenze. Ciò anche a garanzia del rispetto delle normative vigenti, che vietano il disturbo dei chirotteri e l’alterazione dei loro siti di rifugio.

I Monumenti Vivi che accolgono chirotterofauna sono gestiti all’insegna del rispetto delle specie presenti, riconosciute come un “valore aggiunto” di tipo ambientale.
Un edificio che accolga chirotterofauna può candidarsi all’attribuzione del marchio di Monumento Vivo se sono soddisfatte le condizioni elencate nel seguito.

Nei periodi di presenza dei chirotteri sono conservate o, in caso di edifici illuminati, ripristinate le condizioni di oscurità naturale notturna nei vani utilizzati dagli esemplari come rifugio, nelle parti dell’edificio che mettono in comunicazione tali vani con gli accessi utilizzati dagli esemplari per entrare e uscire, e presso gli accessi stessi. Nel caso di edifici di piccole dimensioni l’assenza di illuminazione esterna riguarda tutte le facciate dell’edificio; per edifici di grandi dimensioni può essere sufficiente l’esclusione dell’illuminazione dalla facciata dove sono presenti gli accessi degli esemplari.

In caso di lavori che possano incidere sui chirotteri si verifica preventivamente quali periodi dell’anno e quali vani siano interessati dalla presenza degli esemplari. Il calendario dei lavori viene quindi organizzato in modo da non disturbarli. Nelle lavorazioni e nella scelta dei materiali si adottano criteri volti a escludere interferenze negative sia in fase di cantiere sia a interventi ultimati. Particolare attenzione è volta alla conservazione e, laddove possibile, al miglioramento delle condizioni che determinano l’idoneità dei rifugi per i chirotteri: accessibilità, oscurità, condizioni microclimatiche, condizioni per l’appiglio e tranquillità.
Analoghe precauzioni sono adottate in caso di cambiamenti di destinazione d’uso.

Nei periodi di presenza dei chirotteri non vengono organizzate forme di fruizione che possano arrecare disturbo agli esemplari, come le visite turistiche ai vani-rifugio. In caso di presenza di colonie riproduttive, nei pressi dell’edificio sono escluse manifestazioni in orario serale/notturno quali spettacoli pirotecnici e altri eventi caratterizzati da forti emissioni rumorose.

Pagina redatta da Elena Patriarca e Paolo De Bernardi
Stazione Teriologica Piemontese